Dieci anni di Bitcoin: moneta del futuro o pericolosa bolla speculativa?

20/6/2019

Complice una situazione finanziaria in cui mercati azionari e obbligazionari risultano strettamente correlati, con tassi d’interesse incapaci di offrire rendimenti interessanti sul “free-risk” e borse mondiali all’insegna dell’incertezza, spesso sganciate dall’effettivo andamento dei cicli economici delle diverse macro-aree geografiche, sempre più investitori decidono di affacciarsi al mondo delle criptovalute. E il re indiscusso di queste monete virtuali, resta sempre uno: il Bitcoin. A dieci anni dalla sua comparsa sulle scene, questa moneta virtuale continua a dividere i risparmiatori, ancora incerti se considerarlo un ottimo ingrediente per la diversificazione dei propri asset finanziari oppure un’enorme bolla virtuale, pronta a scoppiare lasciando all’asciutto chi aveva creduto in essa.

La corsa del Bitcoin in un mondo sempre più virtuale

Il valore dei Bitcoin, in soli tre anni, è aumentato esponenzialmente, passando da €.400,00 a €.9000,00, attestandosi, attualmente, ad una quotazione di poco superiore a €.8200. Non si può dire, quindi, che chi ha creduto nel recente passato a questa criptovaluta abbia fatto un cattivo affare, a conferma della tesi, sostenuta da un numero sempre maggiore di esperti, che il mondo virtuale, in un futuro certamente non lontano, la farà da padrone anche in ambito finanziario.

La tecnologia, d’altronde, progredisce inesorabilmente: chi, all’alba dell’inizio del nuovo millennio, avrebbe immaginato una società in cui Internet avrebbe totalmente stravolto gli usi e consumi di ogni singolo cittadino? Un caso lampante, in tal senso, è rappresentato dai casino online con bonus, ormai veri e propri antagonisti dei croupier in carne ed ossa, capaci di attrarre un numero sempre maggiore di utenti, spesso stuzzicati dagli invitanti bonus a loro riservati.

Intangibile ed invisibile: chi non crede nel re delle criptovalute

Ma non tutti prevedono un futuro roseo per le criptovalute. I dubbi riguardano, essenzialmente, l’effettiva governabilità di queste monete, che, differentemente a quelle “fisiche”, sono invisibili ed intangibili, senza alcuna Banca Centrale alle proprie spalle in grado di poterne manovrarne l’effettiva efficacia. Il più illustre scettico in tema di Bitcoin è, senza alcun dubbio, l’economista Paul Krugman, un guru in ambito economico e finanziario, capace di accaparrarsi, in passato, il Premio Nobel per l’economia. Il professore statunitense ha definito il Bitcoin ”una pericolosissima bolla speculativa che finirà in tragedia“. Fra gli altri aspetti negativi, Krugman evidenzia la totale mancanza di correlazione fra realtà economica e criptovalute: il valore sarebbe troppo volatile e testimonierebbe quanto il Bitcoin sia solo puramente speculativo, arrivando ad ipotizzare, qualora venisse agganciato alla vita economica “reale”, che equivarrebbe ad un tasso d’ìnflazione annuo dell’ottomila per cento.

Le voci di dissenso, però, non arrivano solo dal mondo finanziario: alcune associazioni per la salvaguardia dell’ambiente avrebbero calcolato come la generazione dei Bitcoin, che avviene grazie a sofisticati apparati tecnologici in grado di garantire gli scambi sui mercati ove sono quotati, comporterebbe un consumo energetico pari a quello di una grande regione come la Calabria o di uno stato come quello croato.

“Chi vivrà, vedrà“, recitava una nota canzone di Rino Gaetano. Una frase che ben si sposa sul futuro delle criptovalute. Nel frattempo, fra gioie e delusioni, il Bitcoin prosegue, indisturbato, ad attrarre a sé un numero sempre crescente di investitori.