Bitcoin mining: cosa è e come funziona?

 12 Dicembre 2019 Di: AC Criptovalute

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Per mining si intende la pratica (dal termine inglese “to mine”) di estrarre criptovalute, ovvero ottenere un certo ammontare di criptovaluta già generato e distribuito nella rete.

Il miner mette quindi, a disposizione della rete, la propria potenza di calcolo per eseguire la validazione delle transazioni sui blocchi: operazioni di natura crittografica che ricevono un premio in BTC.

I blocchi, che altro non sono altro che unità di dati della blockchain (per questo si usa l’espressione catena dei blocchi), contengono le transazioni di un determinato arco temporale, che dovranno essere sottoposte a validazione.

La validazione serve a rendere univoco e non falsificabile tutto il registro.

L’operazione che viene svolta a livello informatico per fare tutto questo è l’hash, ovvero l’utilizzo di un algoritmo di sicurezza (SHA-256) con il quale una stringa (di N caratteri) viene convertita in una risultante a lunghezza fissa (256 bit).

Se avete un minimo di conscenza informatica saprete benissimo che la peculiarità dei nostri calcolatori odierni è proprio quella di essere estrememante veloci a fare l’operazione di “hashing”, ma non viceversa. Ed è proprio questo aspetto che rende sicuri i sistemi di crittografia odierni.

Ad oggi quindi risulta impossibile (o estremamente difficile in tempi umani) tornare al messaggio di origine: Questo rende Bitcoin e tutti i sistemi basati su blockchain sicuri.

Non solo, gli accorgimenti di sicurezza nel mining sono relativi anche all’utilizzo di pratiche casuali come il NONCE (number once used) che è un parametro aggiuntivo che rende sicura la generazione dell’hash di un blocco.

Per fare tutte queste operazioni c’è ovviamente un risvolto di consumo energetico dovuto all’utilizzo intensivo che si fa della CPU: ecco perché servono apparecchiature di calcolo (tante, potenti), per ottenere quel dato di cui tanto si sente parlare: L’Hashrate.

Questo parametro è la media della potenza di tutti i computer della rete di una criptovaluta e rappresenta la frequenza di calcolo della funzione hash (solitamente calcolata rapportata al secondo H/s).

Più una rete si allarga, più aumenta la sua capacità di calcolo; l’hashrate aumenta ma si ha anche un incremento della concorrenza globale per ricevere le ricompense.

Il processo di mining viene quindi svolto da un software in grado di calcolare i dati delle transazioni di Bitcoin (per esempio) e a queste applica tutti i processi di cifratura detti sopra. Questo software viene fatto giraresfruttando hardware in serie, ovvero una serie di processori molto potenti (CPU/GPU) che uniti insieme eseguono una serie di operazioni impensabili per un singolo computer/processore.

C’è bisogno di potenza di calcolo quindi, poiché i “tentativi” della macchina sono molteplici; Per arrivare alla validazione della stringa potremmo dire, banalmente, che è necessario tentare molteplici combinazioni.

Quando questo avviene, il block diventa valido, i token vengono assegnati ( o “estratti”) e il registro (catena dei blocchi o Blockchain) viene aggiornato con le informazioni appena validate.

Per ogni operazione di questo tipo andata a buon fine, un miner riceve un premio: ha diritto ad inserire una transazione verso un proprio wallet di 12.5 BTC. Questo almeno è quello che succede oggi.

Perché “oggi”?

Perché Bitcoin, ad esempio, ha una regola di base nel suo codice che lo vincola a dimezzare la ricompensa attribuita ai miners passo dopo passo.

Questo procedimento prende il nome di halving: per esempio nel prossimo halving la ricompensa sarà ridotta a 6.25 BTC per blocco minato (questo per favorire deflattività al token).

Ma attenzione, ogni blockchain ha la propria regolamentazione, e questa regola dell’halving non vale per molte altre criptovalute, esempio Ripple (XRP).

Interessato al mining? Leggi anche questo articolo in cui parliamo di mobile mining.

Autore: AC Criptovalute