Bisogna pagare le tasse su Bitcoin? Sciogliamo ogni dubbio

 10 Febbraio 2020 Di: Redazione

Bisogna pagare le tasse su Bitcoin o dichiararne il possesso? Se lo chiedono sempre piú persone, quindi cerchiamo di scogliere ogni dubbio sulla cosa.

Bitcoin è una moneta virtuale, o utilizzando una migliore definizione: una criptovaluta.

Proprio per la sua natura, Bitcoin ha la peculiarità di non appartenere a nessuno stato o sistema fiscale: non è ne americana ne cinese, ne europea. E’ di fatto un token crittografico in essere grazie alla rete e al quale sono le persone ad attribuire un valore. Stiamo però parlando di un qualcosa che permette scambi proprio come una moneta, seppur svincolata completamente da un qualche potere centralizzato.

Proprio questa caratteristica ha creato ultimamente, una grandissima speculazione sul dichiarare o meno di essere in possesso di Bitcoin e pagare le “dovute” tassazioni.

Sciogliamo prima il nodo più ostico: si devono pagare le tasse?
La risposta è SI, ma con alcune differenze da un reddito normale, vediamo nello specifico.

Guadagnerò soldi con i Bitcoin. Devo pagarci le tasse?

Partiamo dal presupposto che il nostro sistema fiscale parte da un assunto di base:
Io, cittadino percepisco soldi in Euro sul mio conto ergo devo dichiarare allo stato a cui appartengo (Italia) quei soldi: in base alla natura di questa plusvalenza (reddito da lavoro, capital gain, quote di società estere …etc etc etc) pagherò un certo ammontare di tasse su quella cifra.

E’ un concetto legato alla residenza, se sono italiano pagherò le tasse allo stato italiano e rispondo allo stato italiano di eventuali fallacie; allo stato non interessa minimamente che Bitcoin non abbia un vincolo territoriale con l’Italia.

Altra obiezione spesso sollevata da molti è che Bitcoin permette un regime di anonimato, quindi si possono avere portafogli non legati alla nostra persona. Vero, come è anche vero che per portare a casa i soldi, questi Bitcoin devono essere riconvertiti in denario vero (Euro), altrimenti risulteranno difficilmente spendibili.

Immaginate di guadagnare 20 mila euro con Bitcoin; la cosa piú saggia sarà quella di metterseli in tasca. Per fare questo devo però “rivenderli” ad un altro soggetto che me li renderà in Euro.

Dal momento che dovrò ricevere questa cifra in Euro sul mio conto corrente, lo stato ne sarà perfettamente a conoscenza.

Il fisco, nel caso nostro (quello italiano) chiede al cittadino di dichiarare quindi le plusvalenze: ma con delle soglie e delle eccezioni.

Caso 1: Bitcoin, tassazione sui profitti da investimento

Se sei un privato che ha realizzato plusvalenze (guadagni) movimentando cifre non superiori a 51.000€, non sei soggetto alla tassazione e non devi dichiarare nessun reddito derivante da attività speculative.

Se superi questa soglia sei assimilabile ad attività finanziaria e soggetto al 26% di tassazione sui cosiddetti capital gain. Viene quindi applicata una tassa, ma soltanto sulla plusvalenza, ovvero sul guadagno che hai realizzato

Esempio pratico: Nel 2016 hai investito nella criptovaluta Bitcoin,  e stai movimentando sul tuo conto corrente cifre superiori a 51.000€ per un periodo di giacenza superiore ai 7 giorni lavorativi (un lasso temporale che è però ancora una zona grigia) sei soggetto a capital gain del 26%.

Se ti ritrovi in questa situazione, contatta un commercialista specializzato in criptovalute per capire bene come muoverti.

Caso 2: Bitcoin, tassazione come attività

Questo, forse, il caso più semplice: Se sei un’attività commerciale dovrai dichiarare ogni transazione, cosí come si fa lo scontrino o la ricevuta.

Per completezza, se hai un negozio o un’attività e vuoi incassare in Bitcoin per le tue prestazioni o vendita di beni e servizi, dovrai dichiarare che quei soldi sono stati incassati in criptovaluta BTC che all’epoca valeva X euro.

Esistono casse per la contabilità dei negozi che permettono di emettere uno scontrino che specificherà che l’importo (relativamente ad un determinato prezzo in euro) è stato incassato in Bitcoin.

 

La tassazione quindi, sembrerebbe essere stata delineata dal fisco italiano e tolte alcune zone grigie possiamo dire che lo stato italiano ha definito dei limiti precisi in tal senso.

La questione più discussa rimane, in materia di Bitcoin e tasse nel 2020, invece quella che riguarda la dichiarazione di possesso di eventuali criptovalute.

What? I Bitcoin si devono anche dichiarare sul 730?

Stando a quello che definirebbe il fisco italiano con il D.Lgs. 231/07, e la piú recente sentenza del TAR del Lazio che si è pronunciata proprio su questo tema, .

La sentenza in oggetto ha infatti stabilito un precedente giuridico importante:

Ogni soggetto che possiede almeno un equivalente di € 15.000 in criptovaluta deve dichiarare questi, nel riquadro RW della dichiarazione dei redditi (730).

Ci sono inoltre una serie di nuovi aspetti affrontati dalla normativa in materia di territorialità, presumendo che essa possa essere in qualche modo ricondotta al luogo fisico dove è detenuta la chiave crittografica privata.

Di questi aspetti piú tecnici si è occupato proprio Alberto (AC Criptovalute), trader esperto in criptovalute, che ha riassunto tutti gli step intercorsi da questi ultimi due anni ad oggi (Febbraio 2020).

Se volete scogliere il nodo una volta per tutte vi consiglio caldamente di guardare questo video:

Autore: Redazione