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Ucraina, in un piccolo villaggio tutti possiedono criptovalute ma non lo sanno

9/5/2018

In Ucraina, più precisamente nella regione di Dnipropetrovsk, si trova un piccolo paese di nome Elizavetovka che è inconsapevole d’essere all’avanguardia rispetto al resto del mondo in fatto di monete virtuali.

Il villaggio abitato da una popolazione che vive di lavori semplici e di quotidianità lontana da i meccanismi dell’alta finanza in particolare dallo sviluppo delle nuove tecnologie di valute virtuali, è stata coinvolta in un progetto ambizioso che testerà l’utilizzo delle criptovalute effettuando operazione d’interesse collettivo.

L’idea di coinvolgere l’intero paese è venuta  al presidente del consiglio, Maxim Golosnoy che autorizzato dal consiglio del villaggio e dai deputati locali ha deciso di investire, per il momento di tasca propria, 500 dollari in Cardano soldi che in breve si sono triplicati, il margine d’utile ottenuto Golosnoy lo ha donato ai residenti distribuendolo in quote proporzionate.

Insomma gli abitanti di Elizavetovka sono titolari di criptovalute ma non lo sanno, è anche per questo che l’investitore ha deciso di gestire la somma in un token unitario pronto a donare nel caso un cittadino chiedesse la sua parte, ma certo che non succederà perchè la popolazione del paese ucraino non sa ancora cosa farne di Bitcoin, Ethereum e Cardano.

Golosnoy spera che la sua iniziativa sia presa ad esempio e dimostri che investire in monete virtuali può essere produttivo e d’ausilio alle gestione dei governi periferici che possono sostenersi con gli utili dati dagli investimenti senza intaccare il capitale di bilancio.

Il presidente del consiglio spera d’ottenere l’autorizzazione dal  Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina di reinvestire anche la somma speculata, una piccola cifra che dimostra che le monete digitali possono essere d’ausilio anche nella gestione degli affari interni di un piccolo villaggio.

In proposito Golosnoy ha detto:”Vorrei mostrare all’intero paese come un piccolo investimento può guadagnare da solo, senza attingere denaro dalle casse dello Stato”.

 

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