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La morte di Bitcoin arriverà con i computer quantistici o no?

15/11/2018

Una delle applicazioni della fisica quantistica, oggi molto discusse, è senza dubbio quella che riguarda le tecnologie informatiche. Stiamo parlando di un aspetto scientifico che rappresenterà, nei prossimi decenni, una svolta rivoluzionaria ed epocale rispetto al concetto stesso di calcolo computazionale.

In un futuro non molto lontano, infatti, l’umanità potrà avvalersi, grazie allo sviluppo di queste tecnologie, di potenze di calcolo esponenzialmente più grandi, capaci di neutralizzare gli algoritmi di crittografia alla base della blockchain e di criptovalute come Bitcoin.

Nessuno sa con esattezza quando queste tecnologie saranno in grado di rendere possibile tutto questo, quello che sappiamo con certezza è che attualmente, non sono una minaccia. Ma cerchiamo di capire il perché.

Tecnologia agli albori

Teorizzate per la prima volta nel 1982 le applicazioni della quantistica nel calcolo computazionale sono ben lontane, ancora oggi, da avere la potenza di calcolo per rompere algoritmi crittografici. I dati parlano chiaro.

Oggi, per effettuare il cracking di una chiave privata di Bitcoin, anche utilizzando alcune tra le più potenti tecnologie attuali ci vorrebbero di miliardi di anni; la stessa cosa vale per i computer quantistici, visto che sono tutti prototipi sperimentali con capacità minime (vedi progetto D-wave o IBM Q).

In sostanza, anche se lo sviluppo di una tecnologia va molto veloce, da qui ai prossimi 15/20 anni possiamo affermare che “stiamo insegnando ai computer quantistici a fare 2 + 2, per vedere se funzionano, intanto”.

Siamo ben lontani dal “craccare” crittografie complesse e la corretta implementazione di algoritmi come la fattorizzazione di Shor sono ancora traguardi lontani, soprattutto per via dell’enorme complessità nel costruire hardware quantistico.

Teorie e fake news

Se è teoricamente possibile che la tecnologia quantistica, applicata correttamente, possa rompere l’algoritmo crittografico alla base della blockchain (e di Bitcoin) rendendo tutto inutile, è pur vero che anche i sistemi Blockchain come li conosciamo ora subiranno un’evoluzione nei prossimi anni, riducendo i possibili rischi.

C’è quindi una corsa all’allarmismo? Può darsi, del resto non tutte le grandi potenze finanziare e governative vedono di buon occhio il denaro de-centralizzato, e gettare benzina sul fuoco con qualche fake news si vede sempre più spesso su questo argomento.

A questo punto, e davanti a queste notizie, una riflessione è doverosa: chi ha creato Bitcoin sarà stato così stupido da non prevedere un sistema in grado di evolversi (scalabile) e non conosceva l’esistenza (solo teorica) delle applicazioni della quantistica nella crittografia?

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